Biografia

12456
7
Condividi
michel petrucciani biografia

Michel Petrucciani nasce ad Orange, in Francia, il 28 dicembre del 1962 da padre di origini italiane (il nonno era siciliano) e madre francese, con la diagnosi di osteogenesi imperfetta, la cosiddetta “malattia delle ossa di vetro” che lo condanna ad una vita di sofferenze e dolori agli arti. A causa della fragilità delle sue ossa, Michel sarà ripetutamente soggetto a fratture anche multiple e ingesserà spesso braccia e gambe. E’ la condizione che allontanerebbe chiunque dall’idea di intraprendere una carriera di musicista, ma non è il caso del grande Michel, che saprà trovare la forza proprio laddove ci sono debolezze e fragilità.

LA SCOPERTA DEL DUCA

La figura del grande compositore e musicista americano Duke Ellington sarà molto importante nella vita di Michel Petrucciani.

Petrucciani e Duke Ellington

Si può dire che nasce in lui la voglia di suonare il piano proprio dopo aver visto il duca suonare in tv con la sua orchestra. Come disse in una intervista:

la mia più grande fonte d’ispirazione è Duke Ellington, perché quando ero piccolo mi fece nascere il desiderio di suonare il pianoforte

Per gli amanti del mistero e delle coincidenze, si deve sottolineare la stranissima coincidenza della morte di Petrucciani proprio nell’anno del centenario della nascita di Duke Ellington. Si può trovare una certa analogia tra i due, condividevano la sofferenza per due diversi tipi di emarginazione, di tipo fisico per Michel e di tipo razziale per Ellington. Quest’ultimo dichiarò a Nathan Hentoff , un gigante della critica musicale jazzistica americana, che:

noi musicisti siamo ancora i tipi con i quali non vorresti che se la facesse tua figlia!

E’ famoso l’aneddoto su Duke Ellington che suona in tv e Michel che indica il pianoforte e arde dalla voglia di averne uno tutto per se. Michel Petrucciani ha solo 4 anni e i genitori credono di cavarsela con un pianoforte giocattolo, ma il piccolo Michel fa già sentire il suo carattere: scaraventa per terra il gioco rompendolo in mille pezzi con un martello e grida al padre e alla madre il suo forte desiderio di un pianoforte vero:

Adesso posso avere un pianoforte vero?

E’ così che i genitori riescono a recuperare un pianoforte verticale nella vicina base militare dove lavorava a quel tempo il padre Tony. Da allora il piccolo Michel potrà iniziare a dedicare gran parte delle sue giornate allo studio serio e professionale del pianoforte per due motivi: non avendo la possibilità di uscire fuori a giocare come tutti i suoi coetanei non gli rimane che assecondare la sua passione e mettersi così ore e ore a studiare il piano classico. E poi gli stessi genitori vogliono tenerlo a casa con loro e lontano dalla scuola e dalla cattiveria dei ragazzini che lo avrebbero schernito e deriso per il suo handicapp fisico. Successivamente questa sua dedizione agli studi classici avrà un forte impatto nella sua timbrica e tecnica jazz.

I PRIMI PASSI NEL JAZZ

Ha due fratelli, Philippe e Louis, anche loro musicisti, con cui condivide la grande passione per il jazz, ed è grazie alla figura del padre Antony (Tony) Petrucciani che in casa si respira musica jazz sin dall’inizio. Lui è un affermato chitarrista jazz e riesce a trasmettere la sua passione ai figli, i quali si riuniscono spesso in salotto dove l’ascolto dei dischi jazz rappresenterà la prima grande palestra.
(N.B. Nella formazione musicale di un musicista jazz, l’ascolto rappresenta forse la parte principale dello studio. E’ grazie all’ascolto dei grandi jazzisti che un musicista riesce a fare proprio il linguaggio musicale, il fraseggio e l’armonizzazione jazzistica. Sono tutte cose che viaggiano su un piano cosciente ed incosciente.)
Merito indiscusso del padre Tony, (a cui più tardi dedicherà un intero album come segno della sua devozione), in casa si respira subito la grande musica jazz dei miti Miles DavisArt TatumBill EvansOscar Peterson, ma non manca l’ascolto della musica classica, Debussy, Bach e Mozart. Come dice lo stesso Michel, la madre Anna adorava sentire il figlio suonare quella musica.

bill evans foto al piano

A quell’età i bambini sono come delle spugne, immagazzinano con una rapidità e facilità impressionante qualsiasi cosa incuriosisca loro, e così il piccolissimo Michel, a soli 3 anni, già canticchia a memoria alcuni soli del chitarrista Wes Montgomery. Il padre non ci può credere…Poi sarà la volta di Duke Ellington, per arrivare al suo artista più amato, Bill Evans. Molta della sua musica trova radici nel lirismo e nella grande forza melodica del pianista americano che ha ispirato generazioni intere di musicisti di tutto il mondo.

All’età di quattro anni comincia gli studi del piano classico e a nove anni si diverte già in casa a suonare con i due fratelli Philippe e Louis e suo padre Tony. Il jazz sta cominciando a colmare le giornate e i sogni di Michel Petrucciani, che dedica fino a 10-12 ore allo studio del pianoforte classico che studierà per ben 7 anni. La curiosità musicale lo spinge anche a provare altri strumenti, tra cui la batteria. Questa è un’altra tappa fondamentale della sua formazione jazzistica che risentirà molto dell’approccio ritmico. Nel corso della sua carriera sono tanti i brani e le improvvisazioni che trovano ampio respiro nel latin jazz. Di lui si dirà inoltre che una delle caratteristiche principali del suo pianismo è proprio il grande senso ritmico delle sue frasi e la straordinaria capacità di stare sul tempo, quasi come un metronomo.

Quando va a suonare a casa di un medico di Montelimar (la sua famiglia si era trasferita li quando Michel aveva 4 anni) che organizza jam-sessions almeno una volta a settimana, la gente invitata all’evento si avvicina e stenta a credere a quel piccolo ometto che suona con grande padronanza e con un linguaggio da musicista professionista. Era chiaro che Michel Petrucciani all’età di 9 anni era già impastato di musica che aveva respirato e suonato in famiglia già da diversi anni.

IL SUO PRIMO CONCERTO

All’età di tredici anni Michel Petrucciani tiene il suo primo concerto da professionista e inizia così la sua carriera nel mondo dei musicisti professionisti. A quell’epoca il trombettista Clark Terry era in tournè in Francia, e durante una tappa al Festival di Cliousclate succede che il pianista del gruppo è momentaneamente assente e Clark Terry ha bisogno urgentemente di un sostituto. L’occasione è d’oro e Michel non se la fa scappare. Viene accompagnato sul palco e il trombettista quando lo vede avvicinarsi al pianoforte pensa subito che gli stanno facendo uno scherzo e accenna una musichetta infantile. Michel non cede alla provocazione e chiede di fare un blues. Dopo un’improvvisazione di qualche minuto lascia di stucco Terry (è un famoso trombettista del calibro di Miles Davis). Non è possibile che un bambino con quei problemi possa suonare dell’ottimo jazz. La strada è stata aperta! Adesso inizia la vita del professionista Petrucciani.

Dopo l’incontro con Terry segue quello con Chuck Israels (altro mostro sacro del jazz, affiancava Evans nel famoso trio) che conosce in una serata nel sud della Francia. Nel mondo della musica spesso le cose accadono in maniera esponenziale, esplodono dinamiche velocissime. Il nome comincia a girare e Michel viene presentato così da Israels al batterista Kenny Clarke, la cui conoscenza sarà decisiva. Dopo pochi mesi, siamo nel 1980, Petrucciani viene invitato a registrare al fianco del batterista Aldo Romano, trombonista Mike Zwerin e del fratello Louiss al contrabbasso. Il disco che stavano registrando era il primo a cui partecipava, la sua prima esperienza seria in uno studio di registrazione. L’album era Flash, un’ora di musica jazz ad alti livelli che fu un successo immediato. Questo lavoro gli permise di iniziare a suonare con la formazione ideale per un pianista, il trio, insieme ad Aldo Romano e Jean-François Jenny-Clark, con i quali avrebbe registrato altre volte.

L’ANGELO “ROMANO”

Petrucciani aveva già conosciuto Aldo Romano due anni prima, nel 1978 in occasione di una fiera di paese, e da allora sarebbe stata una figura molto importante, quasi un secondo padre, che lo iniziò alle prime esperienze da solo, lontano dalla figura pesante del padre.

Michel Petrucciani Aldo Romano

Aldo Romano era un batterista che viveva all’epoca in Francia. Non dimentichiamo che Parigi e la Francia sono un terreno molto fertile per il jazz all’epoca. Fu proprio Aldo Romano a convincere il padre di Michel a lasciare che il figlio lasciasse la propria vita sotto le ali del padre e cominciasse a vivere la sua. E la vita in quel momento era accanto ad Aldo Romano che fu considerato da Michel come un “angelo” che lo proteggeva e gli dava la possibilità di cominciare a fare le proprie vere esperienze.

Agli inizi la figura del padre ha creato non pochi problemi data la sua forte gelosia e ansia nei confronti del figlio. Come riportato dal batterista Aldo Romano, che più tardi sarà uno dei primi a credere in lui:

Il padre era un idiota! Non si fidava di nessuno e teneva Michel segregato in casa come un mostro. Era molto geloso e ho dovuto lottare per riuscire a portarlo via a Parigi.

Con Aldo Romano iniziò un periodo decisamente prolifico dal punto di vista musicale, con lui mise su il primo trio ma soprattutto grazie a lui conobbe a Parigi il proprietario della Owl Records, Jean-Jacques Pussiau. Con la sua etichetta inciderà ben 5 lp, a cominciare dal suo primo trio proprio con Aldo Romano e poi il famoso Toot Sweet, un disco che fu proclamato uno dei più grandi dischi jazz del 20° secolo.

PARIS JAZZ FESTIVAL

Nel 1981 Petrucciani suona al prestigioso Paris Jazz Festival, fu un grande successo che si tenne al Theatre de la Ville, e sancì la definitiva incoronazione a livello nazionale. Dopo concerti sparsi nei vari jazz festival del sud della Francia, adesso il palscoscenico prestigioso e famoso del Paris Jazz Festival lo rese famoso.

Michel decide che i tempi sono maturi per la grande scalata al jazz americano. Prende l’aereo per gli Stati Uniti d’America e atterra a New York dove trascorrerà poco tempo. La vera meta è Big Sur, in California, dove l’anno successivo ci sarà ad attenderlo il suo caro amico Tox.

L’AMICO TOX

Tornando un po’ indietro, a 13 anni Michel suonava regolarmente nei locali di Montlimar dove si era trasferito da qualche anno con la sua famiglia. Ad accompagnarlo c’erano il padre Tony alla chitarra e il fratello Louis al contrabbasso. Fu così che in una delle tante serate di jazz tra il pubblico capitano due grandi personaggi: un batterista americano di nome Tox Drohart accompagnato dal grande e famoso batterista Kenny Clarke.

Foto Michel Petrucciani Tox Drohart

Tox è anche lui un batterista con l’aspetto un po’ sopra le righe, una specie di hippie dirà in seguito Petrucciani. Nel giro di qualche settimana Tox va a trovare Michel a casa sua e da allora diventano grandi amici e suoneranno assieme anche live. C’è da dire che la simpatia, il carattere gioioso e all’apparenza spensierato del giovane musicista italo-francese apriva facilmente un varco nel cuore delle persone. Sarà proprio Tox ad essere il gancio per la grande ascesa nell’olimpo del jazz, se non fosse stato per lui forse Michel non sarebbe mai approdato alla corte del suo mentore, Charles Lloyd.

FUGA A BIG SUR

Nel 1982 atterra a Monterry in California – Big Sur. L’amico Tox lo invita a trascorrere del tempo nella tenuta dove lavora. Si tratta niente di meno che la dimora di Charles Lloyd, un grande sassofonista jazz che negli anni 60 aveva scoperto anche il grande Keith Jarrett. Adesso però si era ritirato dalle scene, aveva lasciato la musica per dedicare tutto se stesso alla meditazione buddista, probabilmente nella scelta contribuì la sua repulsione per lo sporco showbusiness e la gente approfittatrice che girava attorno ai musicisti jazz.

Attorno all’arrivo di Michel a Big Sur c’è una sorta di alone di leggenda, anche se sembra tutto vero. A quanto pare Lloyd stava leggendo le scritture orientali dove veniva profetizzato l’arrivo di una sorta di messia, un uomo dalle ossa rotte. Michel viene accolto come la conferma della profezia delle scritture! Loyyd corre a prendere il sax in cantina e suonano fino a notte fonda. L’evento segnerà quindi il ritorno sulle scene di Lloyd e l’arrivo di Petrucciani nel jazz dei grandi musicisti americani, “quelli che fanno sul serio”.

I due suoneranno live in tournè sia nella west coast americana che nel resto del mondo. Il concerto al Festival di Montreux fu registrato su lp e fu un grande successo. Da citare in quegli anni la famosa performance al Carnegie Hall all’interno del Kool Jazz Festival. Di quella serata c’è la testimonianza di un cd, 100 Hearts.

In questa fase lui conobbe quella che sarà la sua prima fidanzata e moglie (avrà 5 donne nella sua vita e anche se sposò solo una di queste, Gilda Buttà, amava chiamarle tutte mogli), Erlinda Montano, una donna di origini indiane, nata e cresciuta a Big Sur, California.

NEW YORK

L’affiatamento tra Charles e Michel era sublime, mai in seguito replicato con nessun altro pianista. L’amicizia e la collaborazione con Charles fu per Michel un trampolino per la sua carriera che gli aprì molte porte. Adesso era diventato davvero famoso nell’ambiente jazzistico e nel mondo. Rimase cinque anni alla corte di Charles e poi nel 1986 decise che era arrivato il momento della grande mela. Arrivato a New York, Petrucciani firmò un contratto con la famosa etichetta discografica Blue Note Records, era il primo musicista non americano a ricevere questo prestigioso contratto che gli permise di incidere ben 7 album. Questo gli permise di registrare e suonare con musicisti che avevano fatto la storia del jazz, tra tutti Dizzie Gillespie. Nell’arco di pochi anni le collaborazioni furono tante: Al Foster, Jack DeJohnette (batteristi); Dave Holland, Gary Peacock, Eddie Gomez, Stanley Clarke, Cecil McBee (bassisti); Jim Hall, John Abercrombie, John Scofield (chitarristi); Lee Konitz, Warne Marsh, Joe Lovano, Joe Henderson, Wayne Shorter, David Sanborn and Gerry Mulligan (sassofonisti).

Da sottolineare il primo album composto interamente da lui, Michel Play Petrucciani, dove la vena compositiva è notevole e spazzia con facilità da un genere all’altro.

RITORNO A CASA

La vita a New York fu ricca di soddisfazioni professionali e personali ma lo aveva stancato parecchio, così Michel decide di rientrare a casa in Francia. Il ritorno in patria significò un momento particolare, forse il punto più alto della sua carriera. Firmò con la Dreyfuss e registrò gli ultimi album della sua vita. Arrivò a vendere fino a centinaia di migliaia di copie per un solo album, una cosa molto rara nel jazz. Gli ultimi anni furono pieni di appuntamenti live, arrivò a tenere 220 concerti in un solo anno. Nel 1998, forse provato dallo stresso degli ultimi anni, si ammala di polmonite. Si trova a New York ed è capodanno. La sua esuberanza e giogia di vivere è più forte della malattia e questa non gli impedisce di festeggiare a casa di amici l’ultimo dell’anno. Muore il 6 gennaio 1999 e fu sepolto al cimitero di Père Lachaise a Parigi.

La gente lo ha amato tanto, i riconoscimenti sono stati parecchi, uno fra tutti la medaglia di Cavaliere della Legione d’Onore a Parigi nel 1994, e il tanto ambito premio “Django Reinhardt Award”.

LE MOGLI

Sul piano personale, Michel aveva un notevole successo con le donne, era spesso circondato da bellissime ammiratrici ed ebbe 5 relazioni importanti. La prima in California, Erlinda, durante l’esperienza con Charles Lloyd. Poi ci fu Eugenia a New York con cui si sarebbe anche dovuto sposare ma rinunciò alla fine per fidanzarsi con Marie-Laure, con la quale ebbe un figlio, Alexander, il quale ereditò la sua condizione fisica. Marie-Laure aveva avuto un altro figlio con la precedente relazione, Rachid Roperch, che Petrucciani volle adottare. Con Gilda Buttà (pianista classica spesso impegnata a suonare con l’orchestra di Ennio Morricone) arrivò alle nozze, ma non durarono molto, solo tre mesi e poi ci fu il divorzio. L’ultima donna della sua vita fu Isabelle che corrisponde all’ultima fase, quella di Parigi.

Condividi
Amante della musica jazz, soul e R&B, suono il pianoforte quando le mie figlie me lo consentono! Ho studiato jazz per parecchi anni, ho frequentato i master presso Orsara Jazz e Umbria Jazz. Michel Petrucciani è stato il mio primo approdo a questa meravigliosa musica nel lontano 1996.

7 Commenti

  1. Sabato sera, 21-1 – 2017,cliccando alla ricerca di un programma interessante, mi sono imbattuta per caso nel documentario su Michel Petrucciani . Non avevo mai sentito parlare di lui…, ma mi ha subito incuriosita e via via sempre più interessata fino alla fine . Sono rimasta così sbalordita dalla precoce genialità, dalla forza e dall’amore per la vita di questo grande musicista il quale, afferrato da una passione imbattibile per la musica , non si è mai lasciato condizionare dai grossi e gravi limiti imposti dal suo fisico deforme , e, vincendo difficoltà di ogni tipo, ha raggiunto vette sublimi ! Pensare che secondo certa eutanassia ,oggi di moda, non è umano mettere al mondo esseri del genere!!!! Queste sono le conquiste della saggezza moderna !!!

  2. certi personaggi stupefacenti ed immortali una volta conosciuti oltre che nelle esibizioni anche nei racconti del loro intimo, ti rimangono impressi nell’anima con un sottofondo d’invidia.

Lascia un commento