Musica

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pianoforte jazz

Le influenze

La musica di Michel Petrucciani, come molti avranno intuito, si ispira profondamente allo stile di Bill Evans, un pianista che tutt’ora rappresenta un costante punto di riferimento per i pianisti moderni. Armonizzazione mai banale, tocco delicato e raffinato, notevole sviluppo melodico delle frasi, sono solo alcuni degli ingredienti di Bill Evans a cui attingerà il piccolo Michel per costruire il suo personale stile jazz. Sarebbe però riduttivo parlare soltanto delle incursioni Evansiane nel pianismo di Petrucciani, il richiamo ad altri grandi mostri sacri della storia del jazz è inevitabile: parliamo dell’atteggiamento blues di Oscar Peterson, la caratteristica mano sinistra percussiva di Erroll Garner che crea un pattern ritmico incalzante, e nientedimeno che il bop di Charlie Parker, forse il più importante musicista jazz nonostante siano passati più di cinquant’anni dalla sua morte.

Una delle tante doti di Petrucciani è la grandissima padronanza del tempo. Di lui si narra un aneddoto particolare che risale ai primi anni della sua carriera, entrato in sala di incisione propone ai suoi colleghi di scaldarsi tutti assieme suonando un pezzo prima di iniziare le registrazioni. Il problema è che va a scegliere uno dei più ostici jazz tune, Giant Steps (passi da gigante), un brano che diede filo da torcere allo stesso pianista (Tommy Flanagan) che lo suonò per la prima volta in studio nell’unico e irripetibile take insieme all’autore John Coltrane. Ebbene Petrucciani parte da solo ad una velocità improponibile per quel brano e rimangono tutti estasiati e sbalorditi!

Questo piccolo racconto per far capire che cosa era in grado di fare il grande Michel. Giusto per citare qualche dettaglio tecnico, era capace di snocciolare semicrome che danzavano con il metronomo precise e puntuali, raddoppiava spesso il tempo con la mano sinistra in levare dando così forza e tensione al solo.
La tastiera per lui non aveva punti sordi, nonostante la sua piccola statura riusciva a far suonare anche le note più alte della tastiera, andando ad aggrapparsi letteralmente al piano per riuscire a raggiungerle.

Il latin jazz

Sin dai primi album, Michel fa notare una certa predilezione per il latin jazz, bossa-nova e samba riecheggiano in diverse sue composizioni originali. Registrerà ben 3 Brazilian Suite nel corso della sua carriera. Uno dei brani più amati da Petrucciani è quello del nostro Bruno Martino, la splendida Estate che proprio grazie a Michel diventerà uno standard jazz riproposto nel mondo da tanti altri artisti jazz. Estate sarà suonata da Michel in molti concerti, ma la versione da lui più riproposta sarà proprio quella latin jazz, memorabile a mio parere è la performance ad Umbria Jazz nel 1991 con il suo quintetto e uno splendido pianoforte Fazioli gran coda tra le mani.